Gesù figlio dell’uomo

Esattamente un anno fa eravamo in compagnia di Don Luigi Epicoco. Questa newsletter è la prima di una serie di 5 , in cui riprenderemo i contenuti di quella sera, perché per il labOratorio sono stati preziosi: un aiuto, un incoraggiamento, una luce guida. Li condividiamo con la speranza che possano esserlo anche per voi
Don Luigi Maria Epicoco – Collegio Gallio, 20 marzo 2024
La parte più interessante della nostra vita accade solo quando riusciamo a costruire legami significativi attorno a noi. Ogni volta che, per colpa nostra o delle circostanze, sperimentiamo la solitudine, iniziamo a comprendere cosa sia davvero l’inferno: il tormento di essere soli, di non poter condividere ciò che la vita ci offre.
Per questo, la più grande carità che possiamo fare è quella insegnata da Gesù: creare attorno a noi degli amici. Pietro, Giacomo e Giovanni sono le prime persone con cui Gesù costruisce relazioni nella diversità dei legami, perché solo così il Vangelo diventa comprensibile. È bello che la vostra comunità abbia sentito il desiderio di tornare a fare proprio questo: annunciare il Vangelo dando la possibilità, a chi vive l’inferno della solitudine, di scoprire che esistono relazioni e persone capaci di umanizzare la vita.
Gesù è il modello a cui guardiamo per comprendere la dinamica educativa. Il cristianesimo non è una tecnica pedagogica, eppure, osservando la vita di Gesù, troviamo qualcosa di applicabile alla nostra esistenza. In Lui vediamo realizzata l’umanità come dovrebbe essere.
Ho scelto alcuni aspetti dell’esperienza di Gesù che spero possano esservi utili per il vostro sogno, la vostra passione, la vostra missione. Il vostro impegno mira a ridurre il più possibile l’inferno presente nella vita di molte persone, specialmente delle fasce più fragili.
Mentre il mondo prosegue il suo cammino, noi cristiani dobbiamo riconoscere che esiste una parte della società che non funziona pienamente: i più piccoli, che ancora non possono contribuire, e gli anziani, che forse non riescono più a farlo. Eppure, entrambe queste categorie restano preziose. Abbiamo il dovere di offrire tutto ciò che possiamo per portare il Vangelo dove c’è più bisogno.
Gesù, Figlio del Padre
Quando pensiamo a Dio, lo immaginiamo come il datore di doni: colui che ci dà la vita, i talenti e le opportunità. Tuttavia, Gesù, pur essendo Dio, è anche Figlio. E la postura del Figlio non è quella di chi dona, ma di chi riceve. Questo è un aspetto fondamentale da ricordare: seguiamo un Dio che non è solo Padre, ma è Padre, Figlio e Spirito Santo, una relazione in cui si dona e si riceve.
Gesù ci ha tolto il tabù della vulnerabilità. Spesso consideriamo la necessità di ricevere come una debolezza, ma Gesù ci insegna che accettare aiuto non è segno di inferiorità. La sua vita è un continuo accogliere: dal grembo di Maria all’essere accudito, difeso, accompagnato. Persino nell’ora più drammatica, nel Getsemani, Gesù non è solo: ha bisogno degli amici, non per mostrarsi eroico, ma per condividere la sua paura. Egli ci dimostra che non c’è nulla di male nell’essere umani.
Riconciliarsi con la propria umanità
Il primo dono che Gesù ci fa è l’invito a riconciliarci con la nostra vulnerabilità, con il bisogno di ricevere. C’è qualcosa di divino nella nostra debolezza. Il messaggio del Vangelo non è che Gesù ci salva dalle nostre fragilità, ma che le illumina, togliendo la disperazione da esse.
Anche quando abbiamo responsabilità educative e dobbiamo custodire o accompagnare qualcuno, dobbiamo ricordare che, indipendentemente dall’età, rimaniamo sempre figli, con il bisogno di ricevere. La vita cristiana è un continuo donare e ricevere, anzi, dovremmo dire: ricevere e donare.
Se dimentichiamo di essere figli, non possiamo essere buoni padri. E tutte le volte che incontriamo i bisogni degli altri, in realtà tocchiamo quella parte di noi che ha ancora bisogno di ricevere.